
Ho passato la primavera a fotografare e catalogare i fiori di Polsa, nella speranza di ricordare i loro nomi in futuro, quando la loro stagione li renderà nuovamente in bocciolo.
Ho percorso i sentieri e le camminate alla velocità della deriva dei continenti, perdendomi ad ammirare petali di tutti i colori, singoli capolini visitati da ogni tipo di insetto e lasciando spaziare lo sguardo alla visione del loro insieme, quando creano bordure lussureggianti o macchie dipinte ad arte nei prati, da un invisibile artista divino.
Adesso quegli stessi fiori hanno portato a termine la loro evoluzione e guardando i campi che li ospitano si direbbero pieni di sterpi di tonalità paglierine.
In questo momento bisogna arrestare completamente il passo e osservare con attenzione piccoli appezzamenti per volta. Allora con un po’ di allenamento, riuscirete a vedere non più fusti secchi, ma si sveleranno ai vostri occhi una miriade di custodi pieni di semi, che sperano e promettono una nuova epoca ed un altro ciclo.
Chissà in quanti si sono soffermati a studiare le migliaia di varietà differenti tra spighe e minuscole pannocchie, con le più disparate reste, barbe e stigmi; piccolissimi calici, alcuni robusti e pungenti, altri delicati come il più fine cristallo. Margherite coriacee e monocolore che potrebbero non sfiorire mai più e ancora piumini, montagne di piumini pronti a prendere il volo per un viaggio leggero ed errante.
Non ho potuto sottrarmi dal fare una similitudine con la nostra vita, quando appunto ci definiamo nel fiore degli anni. Godiamo della fresca bellezza della nostra primavera per poi credere che tutto quello che verrà dopo sarà un peggiorare.
Una nuova prospettiva invece mi insegna che sbocciamo e prosperiamo con la giovinezza solo per crescere, creare e costruire la nostra maturità e la nostra fine , liberi utili e realizzati.
Strana la nostra cultura che spiana le rughe e rifiuta il passare delle stagioni, per poi farci assomigliare a quei fiori secchi messi tra i libri, che conservano solo una triste imitazione della forma e del colore ma hanno perso per sempre la vitalità, ostinandoci a voler vivere una stagione che non ci appartiene più.
Ecco, col tempo io voglio essere come quegli steli ocra o giallo fieno; il tempo li ha induriti semplicemente perché la loro fragilità ora non ammette altre possibilità di rialzarsi. Sono così nobili; e mentre li raccolgo lascio che finiscano di distribuire i loro granelli che hanno custodito al sicuro fino all’ultimo, fino alla maturazione.
Ora non mi domando, quale dei fiori che avevo fotografato molte settimane prima essi siano; semplicemente ora sono splendidi così come si presentano, nella loro maturità e nella loro storia di sopravvivenza a tutte le intemperie e ai pericoli.
Ogni volta che inserisco anche uno solo stelo nelle mie composizioni, non dimentico mai di osservarlo ancora nella sua perfezione, gli sono grata e non mi ritengo stucchevole per questo.
In una società che vede sempre più persone mature e che in modo trasversale sembra rifiutare di prenderne atto, fermiamoci un attimo ad osservare ciò che da sempre succede attorno a noi e stiamo sereni.

Lascia un commento